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Lo zinco può aiutare a prevenire gravi malattie da COVID-19?

Ecco cosa dice un nuovo studio

covid-integratori

Lo zinco è un micronutriente noto per le sue proprietà antivirali e da ultime evidenze di studi potrebbe offrire aiuto alle persone con diagnosi di coronavirus.

Dosare lo zinco potrebbe aiutare a scongiurare una grave malattia da COVID-19? 

È una questione che ha attirato maggiore attenzione nella comunità scientifica negli ultimi mesi. 

Dopo tutto, lo zinco è noto per i suoi effetti antivirali. E sia il comune raffreddore che l’attuale pandemia globale sono causati da virus della stessa famiglia, noti come coronavirus. 

Quindi lo zinco potrebbe essere una delle chiavi per sostenere il sistema immunitario e contrastare l’infiammazione dannosa causata da questo nuovo flagello?

Non c’è una risposta definitiva a questa domanda. Ma una ricerca preliminare pubblicata qualche settimana fa durante una conferenza europea sul coronavirus online suggerisce un possibile collegamento tra bassi livelli ematici di zinco e sintomi nei soggetti affetti da COVID-19.

Tutto nasce da uno studio spagnolo

Il dottor Roberto Güerri-Fernández della Spagna ha condotto lo studio retrospettivo, nel quale ha esaminato le persone sintomatiche ricoverate in un ospedale di Barcellona da metà marzo fino alla fine di aprile. 

Quali sono stati i risultati dello studio?

I livelli ematici di zinco a digiuno sono stati prelevati da tutti i 611 uomini e donne (63 anni, in media) ammessi all’unità COVID-19 durante il periodo di studio. 

I ricercatori hanno anche avuto accesso ad altri risultati di laboratorio e dati dei pazienti, comprese le condizioni preesistenti.

Per l’analisi riportata nello studio, il team si è concentrato su un campione rappresentativo di soli 249 pazienti, di cui 21 deceduti. I livelli di zinco di questi 249 soggetti erano in media di 61 microgrammi per decilitro, quando sono stati ricoverati in ospedale. 

Ma quando i ricercatori hanno confrontato i livelli di zinco dei sopravvissuti con quelli che hanno ceduto alla malattia, hanno trovato una differenza significativa: 63,1 contro 43 microgrammi per decilitro, in media. 

Dopo aver filtrato i dati per variabili come età, sesso e gravità, ogni aumento unitario dei livelli ematici di zinco al momento del loro ricovero era associato a un rischio inferiore del 7% di morire in ospedale.

“Livelli inferiori di zinco al momento del ricovero sono correlati con una maggiore infiammazione nel corso dell’infezione e con esiti peggiori”, hanno osservato gli autori dello studio.

Mentre lo studio collega livelli di zinco più bassi all’ammissione all’aumento del rischio di morte nei pazienti con COVID-19, non dimostra che uno causi l’altro. Mostra semplicemente un’associazione tra il nutriente e la malattia, analizza così il Dott. Philip C. Calder, PhD, che non è stato coinvolto nello studio. 

Per nota di cronaca, Calder è un professore di immunologia nutrizionale e responsabile dello sviluppo umano e della salute presso l’Università di Southampton nel Regno Unito.

Integrazione con lo zinco

Prima di iniziare a fare scorta di zinco, bisogna rilevare i seguenti punti. 

In primo luogo, lo studio è limitato a un piccolo gruppo di pazienti già ospedalizzati. Gli autori dello studio,  riconoscono che sono necessarie ulteriori ricerche per valutare ogni possibile effetto terapeutico. I risultati, presentati alla conferenza online sulla malattia di coronavirus della Società europea di microbiologia clinica e malattie infettive, devono ancora essere pubblicati in una rivista medica peer-reviewed; sono considerati risultati preliminari a questo punto.

Leo Anthony Celi, MD, principale ricercatore presso il Massachusetts Institute of Technology di Cambridge, Massachusetts, afferma che ci sono “innumerevoli esempi in cui la correzione di alcuni reperti anomali non cambia l’esito di una malattia”. 

In altre parole, non sappiamo davvero se “fissare” i livelli ematici di zinco avrebbe alcun effetto sui pazienti COVID. 

Inoltre, Celi afferma che: “Potrebbero esserci altri fattori oltre all’età, al sesso e alla gravità della malattia che possono confondere la relazione tra i livelli sierici di zinco [nel sangue] e gli esiti del COVID-19”.

Lo zinco ha alcune specifiche azioni antivirali, osserva Calder. 

Agisce per supportare il sistema immunitario e controlla l’infiammazione, “quindi questi risultati potrebbero avere un senso”, dice. Ha anche notato che dati simili sono stati pubblicati per il selenio e la vitamina D.

In conclusione: le persone dovrebbero cercare di assicurarsi di avere abbastanza di questi micronutrienti nella loro dieta o, se sono preoccupati, possono assumere un integratore multinutriente.

Quando manca lo zinco?

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La carenza di zinco quando si verifica, di solito è dovuto a un’assunzione o all’assorbimento inadeguato del minerale e, in quei casi, mangiare cibi ricchi di zinco, come ostriche, carne rossa, fagioli e noci, o assumere un integratore potrebbe avere senso. 

Rafforzare il sistema immunitario è anche un ottima strategia, come ne ho parlato qualche tempo fa, QUI trovi l’articolo

Ovviamente prima di iniziare a fare integrazioni a “membro di segugio” bisogna consultare il proprio medico.

Fare qualcosa, come prendere un integratore, per ridurre la nostra esposizione al COVID-19 ha un attrazione forte, ma pensare che il solo zinco possa proteggere te e i tuoi cari allo stato attuale è troppo presto.

Perché al momento l’unica certezza di protezione raccomandata dall’OMS e da tutte le istituzioni territoriali è l’uso della mascherina, l’igiene e il distanziamento sociale.

DISCLAIMER: Le informazioni in questo articolo sono aggiornate al momento della pubblicazione. Tuttavia, poiché la situazione  COVID-19 continua ad evolversi, è possibile che alcuni dati siano cambiati dalla pubblicazione. Come ogni articolo del blog, anche questo segue la linea editoriale secondo SCIENZA E COSCIENZA, tuttavia incoraggiamo anche i lettori a rimanere informati sulle notizie e sui consigli per le proprie comunità secondo le linee guida dell’OMS e dell’ISS.


Laureato in Medicina e Chirurgia
Ha seguito atleti e team sportivi (ciclismo, triathlon, tennis)
Speaker e formatore scientifico sui temi del benessere
Ex consulente scientifico dei Blackwater (militari d’elitè USA)